Spesso noi genitori ci interroghiamo sull’efficacia dell’uso delle punizioni nei casi in cui i bambini abbiano assunto comportamenti aggressivi ed ineducati nei vari contesti sociali frequentati.

Puntualmente, presi dallo sconforto e dalla frustrazione, ci ritroviamo ad infliggere punizioni per le quali noi per primi ci sentiamo in colpa domandandoci se sia stata la scelta giusta e se possa realmente agevolare in loro un cambio di rotta.

Sgridare e punire sono modalità talmente radicate nel nostro bagaglio culturale che diviene molto difficile anche solo immaginare di poterne fare a meno, soprattutto quando ci ritroviamo davanti la versione peggiore ed in miniatura dell’incredibile Hulk!

Le ricerche evidenziano che le punizioni non sono un buon sistema educativo.

Ciò non vuol dire che sia corretto lasciare campo libero ai bambini permettendogli di fare tutto quello che desiderano, al contrario è fondamentale insegnargli che a determinate azioni seguono delle conseguenze e che si può riparare ai propri gesti facendogli apprezzare la bellezza del “fare un passo indietro”.

Personalmente, appartengo a quella scuola di pensiero che ricerca sempre la mediazione fra due posizioni in netta contrapposizione e mentirei se affermassi di non aver mai punito i miei bambini, anche le mamme psicologhe sono umane!

Sarebbe auspicabile tendere alla costruzione di un dialogo e alla responsabilizzazione
dei bambini in relazione all’età che hanno e alle abilità che hanno acquisito.

Quando parlo di “mediazione”, quindi, mi riferisco alla possibilità di considerare la punizione efficace se data con certi criteri, contestualizzando sempre il comportamento problematico e verificando le condizioni che hanno portato alla sua comparsa.

Ogni bambino, infatti, possiede determinate caratteristiche di personalità e le interazioni con i genitori sono frutto di un percorso educativo specifico di quella famiglia, non è pensabile generalizzare considerando questo metodo educativo in termini di efficacia o inefficacia assoluta.

Il dialogo e la comunicazione rappresentano i principali alleati per la creazione di rapporti familiari armonici, ecco perché sono fermamente convinta che la punizione non sia di per se negativa se data con cognizione e spiegando ai bambini le motivazioni sottostanti.

La Dott.ssa Sarpato, psicologa dell’età evolutiva, individua alcuni criteri che possono rendere efficaci le punizioni :

  • IMMEDIATEZZA : la sanzione educativa deve essere data nell’immediato e strettamente connessa al comportamento sbagliato (l’obiettivo, infatti, non è quello di umiliare nostro figlio  in quanto persona “cattiva” bensì sanzionare la condotta scorretta);
  • BREVITA’ : deve caratterizzare un limitato arco di tempo e va sospesa nel momento in cui ci si rende conto che il bambino ha modificato l’atteggiamento disfunzionale (es. punire il bambino impedendogli di vedere la televisione per una settimana induce una frustrazione protratta nel tempo che può condizionare negativamente la sua volontà di comportarsi meglio);
  • RARITA’ : va applicata in casi di una certa gravità e mantenuta, altrimenti rischiamo di perdere di credibilità agli occhi dei nostri bambini;
  • NON DEVE MAI RIGUARDARE LE RELAZIONI AFFETTIVE , IL CIBO E IL DORMIRE : (es. non partecipare ad una festicciola, andare a letto senza cena, etc..) ciò potrebbe minare la fiducia che i figli nutrono nei nostri confronti (dal momento che oltre a dargli amore siamo in grado di ferirli) ed amplificare un senso di deprivazione affettiva che a lungo andare logora l’autostima e l’autoefficacia personale;
  • NON DEVE ESSERE UNO STRUMENTO DI SCARICO DELLA NOSTRA RABBIA E FRUSTRAZIONE E MAI E POI MAI DI TIPO FISICO E CORPORALE : il suo obiettivo, infatti, è quello di aiutare il bambino a comprendere i suoi errori facendogli vedere  come poter riparare alla situazione problematica che si è venuta a creare.

In definitiva, ciò che può fare realmente la differenza nella relazione con i nostri figli è l’adozione di un approccio comunicativo efficace con il rispetto di chiare regole di condotta.

Offrire loro un esempio coerente ed attendibile li mette nella condizione di imparare a vivere responsabilmente e con fiducia nelle proprie capacità di risoluzione delle difficoltà.

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