Accade frequentemente a noi genitori di dover spegnere l’incendio che divampa tutte le volte che i nostri figli sono restii a prestare un giocattolo o, viceversa, a non volerlo restituire se di proprietà di un altro bambino e puntualmente, in entrambe le situazioni, l’emozione provata è di imbarazzo per aver generato un piccolo tiranno egoista!

In realtà, non si tratta di egoismo quanto piuttosto di una fase dello sviluppo infantile, detta di egocentrismo, che si manifesta a partire dai 2-3 anni di età circa per risolversi spontaneamente intorno ai 7 anni : se non sappiamo in cosa consista tale fase è molto probabile farsi trascinare da uno stato d’animo negativo, quale, appunto, la vergogna provata per il suo comportamento che ci impedirà di mantenere un atteggiamento empatico e privo di giudizio nei confronti del bambino.

Ciò potrebbe attivare un circolo vizioso costellato da sfide e punizioni che rendono estenuante ogni tipo di interazione e sono lontanissime da trasferirgli il piacere della condivisione e della gentilezza.

Durante la fase egocentrica, come afferma Roberta Cavallo nel libro “Smettila di fare i capricci”, “ i nostri figli non sono fisiologicamente in grado di condividere qualcosa con gli altri, diviene davvero difficile lasciare andare un oggetto con cui stanno interagendo proprio perché devono potersi sentire padroni di se stessi e del mondo” : ciò non significa tiranneggiare indistintamente su tutto e tutti quanto piuttosto esercitare pieno potere su se stesso e sulle cose intorno a lui per imparare ad utilizzarle e gestirle senza restarne travolto.

Come insegnargli, quindi, il piacere della condivisione rispettando questa fase egocentrica essenziale per la sua crescita psicologica?
  • Attraverso l’esempio in famiglia : i bambini sono delle spugne che assorbono tutto ciò che osservano e ascoltano, è fondamentale fargli letteralmente vedere come si fa, offrendogli un pezzo del proprio panino, prestandogli un pennarello, realizzando una grande torta e proponendogli di mangiarla in classe con i suoi compagni, trasferendogli il piacere e la spontaneità di un gesto di generosità.
  • Non obbligandolo a condividere ma offrendogli la possibilità di scelta : costringendolo a cedere il giocattolo non solo si veicola il messaggio che ciò che il bambino sta facendo in quel momento è poco importante perché può essere tranquillamente interrotto per assecondare la richiesta del compagno che strilla disperato ma si rinforza in lui anche la convinzione che per ottenere le cose si debba urlare e piangere a più non posso.

Ciò, chiaramente, rischia di rinforzare il suo rifiuto a collaborare e non fa altro che alimentare la competizione fra i bambini, antagonista principale della condivisione.

In tali circostanze, potrebbe rivelarsi utile stabilire dei turni in modo tale da insegnare ai bambini il rispetto dei tempi di gioco di ciascun compagno, allenando la loro tolleranza alla frustrazione con turnazioni gradualmente maggiori.
  • Inserendolo in gruppi di gioco (sia nel contesto scolastico che extrascolastico)in cui proporre delle attività che richiedano la collaborazione di tutti i bambini presenti (es. con la creazione collettiva di un lavoretto per il quale saranno portati a prestarsi matite, colori, gomme, in vista dell’obiettivo comune);
  • Lodando i suoi comportamenti altruisti e sottolineando le emozioni positive che scaturiscono all’interno della relazione con gli altri bambini con frasi del tipo : “ Hai notato che quando hai prestato la bambola a Sonia lei ha sorriso felice?”;
  • Insegnandogli la bellezza del donare agli altri sin da piccolino (es. regalando i propri abiti e giocattoli ai bimbi meno fortunati);

Non esistono bambini egoisti, esistono bambini che non sono stati educati alla condivisione ed il cui comportamento egocentrico è stato erroneamente rinforzato con rimproveri e toni accusatori.

Il bambino esposto quotidianamente ad esempi di generosità e condivisione, rispettato nei suoi tempi e aiutato ad accogliere positivamente la sua spinta egocentrica utile, come abbiamo visto, per il processo di affermazione della sua identità, si rispecchierà molto più  spontaneamente in comportamenti generosi e di apertura verso il prossimo e ciò gli permetterà sia di tutelare il proprio diritto al gioco che di rispettare gli altri.

La fiducia di base nei confronti del genere umano nasce e si sviluppa all’interno delle relazioni significative, il mio invito da mamma e da psicoterapeuta è quello di coltivare con cura il rapporto con i nostri figli affinché da adulti possano realmente apprezzare e far propria l’idea secondo cui “ la felicità è qualcosa che si moltiplica quando viene condivisa” (P. Coelho).

Psicologa e Psicoterapeuta

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