La Separazione Forzata Madre-Neonato

Un malinteso concetto di autonomia, ha portato dagli anni ’70 in poi a precocizzare le esperienze di distacco forzando il naturale e salutare processo.

Quante di voi si sono sentite dire: “Sono solo capricci, imparerà a calmarsi da solo”; “Qualche lacrima non può certo far male” “Non abituarlo a dormire con te”, questi pensieri, riferiti ai neonati, sono piuttosto comuni tra varie persone.

Siamo stati per decenni sopraffatti dall’idea di “viziare” i bambini se li consoliamo quando piangono, se li abbracciamo o li teniamo vicini quando lo richiedono.
Per molti genitori infatti lasciar piangere il proprio bebè vuole essere una tecnica educativa tesa ad insegnargli ad auto-calmarsi e a trovare la via del sonno autonomamente.
Un piccolo di pochi mesi è in tutto e per tutto dipendente dai propri genitori, non ha modo di fare richieste o di agire autonomamente per soddisfarle. L’unico modo che ha per comunicare qualcosa è il pianto, attraverso il quale esprime fame, disagio o semplicemente bisogno di coccole e calore.
Ignorare il pianto di un neonato significa dunque non ascoltare un’esplicita richiesta d’aiuto e far crescere dentro di lui la convinzione di non avere nessuno su cui poter contare, di non poter soddisfare il proprio bisogno, di essere solo. Inutile dirlo, a risentirne potrebbe essere innanzitutto il futuro legame tra il bambino e i propri genitori.

“I bambini hanno bisogno di calore fisico su cui poter contare, al fine di soddisfare i loro bisogni psicologici elementari e di far diminuire lo stress. È solo in questo modo che possono costruire un legame saldo con i genitori e poi con le persone intorno a loro”

Ma perché il contatto fisico è così importante? Se il piccolo è vicino alla madre è protetto dai pericoli esterni, è vicino alla fonte del suo nutrimento ed inoltre risultano regolati alcuni parametri vitali, come ad esempio la temperatura del corpo. Si è infatti osservato che quando i neonati vengono allontanati dalla madre aumentano le reazioni neuroendocrine da stress, aumentano la tendenza all’ipoglicemia e all’acidosi metabolica, il pianto e il dispendio energetico. Il contatto pelle a pelle prolungato dopo la nascita facilita la sopravvivenza di bambini nati pretermine, anche senza ricorrere alle incubatrici, grazie all’effetto regolatore del contatto epidermico. Alcuni* ospedali con certificazione “Amico del bambino” hanno adottato questa tecnica in cui madre e figlio vengono lasciati in intimità nelle prime ore dopo il parto. Studi sulle popolazioni occidentali hanno mostrato che i bambini che vengono tenuti in braccio molto tempo al giorno, coccolati e dormono insieme ai genitori, piangono meno e vengono allattati al seno più a lungo dei bambini allevati in maniera più distante. Da qualche decennio è diffuso l’uso di abituare i bambini a dormire da soli, in un letto separato o in un’altra stanza, e a fare a meno anche della presenza dei genitori nel momento dell’addormentamento, imparando molto presto ad auto-consolarsi con l’aiuto di ciucci, pupazzi, copertine o altri oggetti sostitutivi, che suppliscono alla mancanza della mamma; l‘uso di questi oggetti presso i popoli che praticano il dormire insieme è praticamente sconosciuto.

Anche per il sonno il distacco precoce è solo dannoso perché alleverà bambini insicuri, timorosi a volte chiusi nella propria corazza, a volte disperati e inconsolabili.

In realtà dormire nel proprio letto sarà un desiderio del bambino stesso nel momento in cui si sentirà sicuro, si cimenterà così in questa nuova avventura.

*Purtroppo in molte zone d’Italia questa tecnica non è ancora riconosciuta ma ci sono varie petizioni che vi invito a firmare così da far divulgare questa tecnica.

Autore: Luana Zurlo

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