E come ESPERTE: I CONSIGLI

Clownterapia

“La risata è un vero e proprio farmaco, suggeriscono i ricercatori, con tanto di indicazioni. Dosaggio: una somministrazione di quindici minuti al giorno. Effetti: miglioramento della circolazione del sangue e prevenzione delle malattie cardiovascolari. Controindicazioni: nessuna. Una medicina che va bene per tutti, grandi e piccoli, uomini e donne. La terapia del sorriso non è una novità: tutti ormai conoscono la storia di Patch Adams, il medico americano con il naso da clown che prima ha intuito, poi trasformato in cura il potere benefico della risata.”

 Corriere della sera

 

Questo è un argomento che tengo molto a cuore. Ho fatto clown terapia per circa un anno e tutto ciò che dai, mentre sei lì a fare il clown per i bambini in ospedale, ti torna indietro centuplicato, sotto forma di gioia, serenità, fiducia. Il sorriso di quei bambini riesce a cambiare le giornate, i punti di vista e i pensieri negativi e dà la carica per andare avanti sempre e comunque.

Diverse ricerche scientifiche hanno dimostrato che ridere provoca l’aumento dell’ossigenazione del sangue, la stimolazione della produzione di serotonina, di endorfine, di anticorpi, il miglioramento del tono muscolare, la neutralizzazione degli effetti dell’ansia e dello stress, il miglioramento dell’autostima e via di seguito. Ma il sorriso è anche efficace in ambito sociologico, psicologico e pedagogico: può agire come strumento comunicativo così come fornire un legame emotivo. La risata è un fatto sociale, collettivo, in quanto, ridere insieme, è un gesto di complicità. L’individuo che sorride, non comunica alcuna disposizione aggressiva e nessuno giudicherebbe un sorriso come un avvertimento a starsene lontano.

Dal punto di vista psicologico, l’importanza del sorriso, è evidenziata dal fatto che, anche nelle situazioni più difficili, questo permette di allontanare i pensieri negativi e fornisce una soluzione per accettare la realtà e non negarla.

Infine, dal punto di vista pedagogico, il riso è importante per stabilire e mantenere un buon rapporto tra educatore ed educando. Il sorriso è fondamentale in tutti i momenti che scandiscono la relazione stessa fra le due parti: all’inizio, il sorriso, permette all’educatore di avvicinarsi agli allievi per poterli conoscere, è infatti, per l’educatore stesso, la miglior carta di presentazione; in un secondo momento, lo stesso sorriso è importante, perché il valore sociale che possiede, permette all’intero gruppo di unirsi, di coalizzarsi e collaborare e fa sì inoltre, che si crei quell’empatia necessaria, affinché studenti ed educatore possano lavorare e crescere insieme.

La teoria del potere terapeutico del sorriso, fu ideata e concretizzata, verso la metà degli anni ’80, da un rivoluzionario medico americano Hunter Patch Adams che aveva la vocazione del clown. Convinto assertore e pioniere della risata, sosteneva che portare allegria e buonumore poteva aiutare il paziente a vivere la malattia in modo più sereno ritrovando la speranza nella guarigione.

Grazie alla sua funzione simbolica, il clown è l’unica persona alla quale il bambino può aggrapparsi in un momento così teso e delicato come quello del ricovero, durante il quale tutto quello che accade è interpretato dal bambino come un ingiustizia.

Più o meno, la visita di questi strampalati dottori si svolge così: il loro arrivo viene annunciato nel reparto, dal suono di alcuni strumenti: flauti, fisarmoniche e tamburelli. E’ il primo passo per creare nei piccoli curiosità e meraviglia. Poi c’è l’ingresso nelle camere che non avviene sempre allo stesso modo: si possono ad esempio, suonare campanelli immaginari aspettando che i piccoli pazienti li invitino ad entrare, o fingere di rimanere incastrati nella porta, chiedendo aiuto per liberarsi e altre stranezze del genere. Una volta dentro, i clowns si presentano e fanno alcune domande ai bambini, senza riferirsi mai alla loro malattia. In base alle risposte possono un po’ capire il carattere del bimbo e in base a questo dar vita al loro spettacolo: dalle valigette dei clowns iniziano ad uscire palline da giocoliere, pupazzi parlanti, oggetti dai mille rumori, strumenti musicali e tante altre bizzarrie. E poi i clown fanno divenire i bimbi gli attori delle loro scenette improvvisate, così da distoglierli dalla realtà ospedaliera e farli viaggiare nel mondo della fantasia. Prima di uscire, di solito, ai bambini si lasciano in regalo spade o fiori o cuori di palloncini.

Molti potrebbero pensare che è fuori luogo che figure gioiose e giocose come i clowns siano presenti in contesti di sofferenza, dolore o emarginazione sociale. Eppure non è affatto fuori luogo, anzi, il contributo dei clown dottori in questi frangenti, è davvero significativo. I clowns sono lì per proporre ai pazienti un altro modo di vivere la malattia, è lì per dare conforto.

Tanti clown hanno in comune una sorta di “filosofia di vita” che ha attraversato i secoli: la filosofia degli umili, degli ultimi, dei diseredati, di quelli che vengono sempre presi a calci dalla vita ma che sanno comunque, sorridere dei propri guai e che sanno fare “capriole fra le stelle” per continuare a giocare con i sogni e con le piccole cose. E’ grazie a questa filosofia che il clown è in grado di avvicinarsi a realtà difficili, in cui la sofferenza non deriva solo dalla malattia, ma da un senso di inadeguatezza, dagli errori commessi, dal disagio psicologico: la strada, il carcere, le città devastate dalla guerra, ma anche la scuola con i suoi problemi di disadattamento; proprio in questi luoghi, il clown, è capace di avvicinare e coinvolgere chiunque con il suo sorriso disarmante. Laddove psicologi ed educatori non hanno successo, il clown può riuscire a far crollare muri di solitudine e indifferenza. E riesce a far questo, perché lui è considerato il “diverso” per antonomasia, un personaggio innocuo, che non viene per giudicare e che si presenta come elemento di rottura delle regole del mondo. Il clown riesce a capire qual è il giusto approccio, il giusto punto di contatto da cui partire per dar vita alla relazione. Come ha dimostrato Miloud, clown di strada, il clowning ha una duplice potenzialità: da un lato quella di consentire un primo contatto, dall’altra quella di essere usato come metodo educativo.

 

Autore: Luana

 

Photo by Silas Hao on Unsplash

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1 Comment

  1. Michela says:

    Immaggino quanto sia bello!! Quanto ti ripaghi vedere i sorrisi dei bambini! 😍

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