E come ESPERTE: I CONSIGLI

BULLISMO E CYBERBULLISMO

Il bullismo è un fenomeno di vecchia data, ne sentiamo infatti parlare in un episodio del romanzo “Cuore” di E. De Amicis del 1889 o nel romanzo “I ragazzi di via Pàl” di Ferec Molnàr ambientato nei primi del ‘900. Sono questi episodi che colpiscono le società attuali senza distinzioni di fasce sociali, di provenienza, di religioni, di nazione; potremmo infatti considerare l’aggressività come un aspetto intrinseco della natura umana, una componente istintuale che possiamo ovviamente educare. Gli studi sul bullismo, hanno visto una forte espansione negli ultimi decenni sia a livello internazionale che nazionale.

Il fenomeno diminuisce con l’avanzare dell’età, infatti, abbiamo un alta percentuale di casi all’età di 7 anni mentre tra i 10 e i 13 anni gli episodi tendono a diminuire. Purtroppo però tali episodi si verificano anche in età adulta. Il bullismo è definito, appunto, come un’oppressione, psicologica o fisica, ripetuta nel tempo, da una persona o da un gruppo di persone più potenti nei confronti di un’altra persona percepita più debole. Il bullismo può essere sia di tipo verbale, basato su insulti, canzonature, maldicenze, emarginazione di qualcuno, che di tipo fisico. Qui c’è una distinzione tra maschi e femmine: è molto più facile che il bullismo verbale abbia luogo tra le ragazze, mentre quello maschile è spesso di tipo fisico, anche se non è escluso l’altro. Attraverso l’analisi dei dati e delle ricerche presenti in letteratura è possibile tracciare un profilo psicologico e comportamentale degli attori coinvolti all’interno del comportamento prevaricatorio. Le vittime sono sia maschi che femmine, registrano livelli più bassi di autostima e sono tipicamente più ansiose e insicure rispetto agli altri bambini. Accanto alle “classiche” vittime oggetto di prepotenze si pone un altro gruppo di vittime: le vittime provocatrici, caratterizzate da una combinazione di entrambi i modelli reattivi, quello ansioso e quello aggressivo, proprio dei bulli. Una caratteristica distintiva dei bulli, implicita nella loro stessa definizione, è l’aggressività verso i coetanei. Accanto alla dinamica relazionale che coinvolge i principali “attori” del bullismo vi sono individui non direttamente coinvolti, ma che assistono e rinforzano il comportamento del bullo o sono semplicemente a conoscenza degli episodi di prevaricazione.

La vittima vive una sofferenza molto profonda che può portare ad una pesante svalutazione della propria identità. I bambini che subiscono prepotenze possono manifestare sintomi da stress come incubi, attacchi d’ansia, mal di pancia o stomaco e mal di testa. Anche per il bullo si prospettano conseguenze che influiscono sulla sua crescita personale: diverse ricerche hanno dimostrato che ragazzi coinvolti in comportamenti di prevaricazione a scuola sono coinvolti anche in comportamenti devianti contro la persona o la proprietà. Il bullo rischia, quindi, di acquisire modalità relazionali contrastanti con le regole sociali, caratterizzate da forte aggressività e dal bisogno di dominare sugli altri; tale atteggiamento può diventare trasversale ai vari contesti di vita poiché il soggetto tenderà a riproporre in tutte le situazioni lo stesso stile comportamentale.

Tra i contesti fondamentali per lo sviluppo del soggetto si annovera la famiglia e la scuola.

La famiglia, in quanto, prima agenzia educativa; se, infatti, la famiglia presenta uno stile educativo permissivo e tollerante, il bambino sarà incapace di porre adeguati limiti al proprio comportamento.

La scuola, sia in quanto istituzione preposta alla formazione ed alla trasmissione della conoscenza, sia in quanto spazio relazionale tra persone in formazione ed adulti di riferimento. La scuola, pertanto può divenire teatro sia di comportamenti pro sociali sia di condotte aggressive, occasionali o ripetute, che incidono in modo profondo sullo sviluppo degli individui a vario titolo coinvolti. Il contesto scolastico rappresenta indubbiamente lo scenario privilegiato, ma non è il solo, nel senso che gli atti di bullismo trovano terreno fertile in tutti i luoghi frequentati dai minori.

La famiglia come la realtà scolastica nel suo complesso rappresenta nella vita quotidiana del bambino/ragazzo un momento importante della sua crescita ed esperienza sociale, durante il quale sperimenta diverse modalità di interazione ed i loro effetti, apprende le regole di condotta e potenzia le proprie abilità cognitive, emotive e sociali.

Il compito delle principali agenzie educative sarà dunque quello di educare il ragazzo ad essere socialmente competente, favorendo quindi lo sviluppo di abilità sociali ed emozionali necessarie per entrare in contatto con gli altri e l’ambiente circostante.

Anche la relazione con i pari gioca un importante ruolo come fattore di protezione o di rischio del percorso evolutivo. Se si sta a contatto con compagni o adulti che considerano l’aggressione fisica socialmente accettabile e se si è obbligati a dare pubblicamente prove di forza per acquisire prestigio e non diventare una vittima, poi è difficile cambiare comportamento a scuola.

Per contrastare e prevenire il bullismo si può utilizzare la risorsa dell’educazione, qualcosa che si basa su un rapporto diretto fra persone vere, fra persone che si parlano, che intervengono, che hanno un dialogo con il ragazzo, che danno esempi, che stimolano anche ad avere altri interessi. Tutto questo è infatti possibile, a condizione che esista un sistema, familiare, sociale, istituzionale, attento ai segnali del disagio, ma anche capace di promuovere risorse, potenzialità, competenze necessarie ad affrontare la crescita e le difficoltà insite nella vita quotidiana.

Tra le varie forme di bullismo abbiamo il cyberbullismo. È questo un fenomeno in forte crescita nel nostro paese tra i giovanissimi, che come si nota chiaramente, fanno uso di tecnologia già dai primi anni di vita. Rispetto al bullismo tradizionale nella vita reale, l’uso dei mezzi elettronici conferisce al cyberbullismo alcune caratteristiche proprie. In effetti la tecnologia non ha fatto altro che mettere sul piatto d’argento dei molestatori nuove occasioni per colpire i più vulnerabili. Come nel bullismo tradizionale, però, il prevaricatore vuole prendere di mira chi è ritenuto “diverso”, solitamente per aspetto estetico, timidezza, orientamento sessuale, politico o religioso, abbigliamento non ritenuto convenzionale e così via. Tra l’altro, spesso, i molestatori, soprattutto se giovani, non si rendono effettivamente conto di quanto la propria condotta può nuocere alla persona altrui. Spiacevoli cose sul conto della vittima possono essere inoltrate ad un ampio numero di persone; per di più la diffusione di notizie in rete è molto rapida. Mentre il bullismo tradizionale avviene di solito in luoghi e momenti specifici, il cyberbullismo investe la vittima ogni volta che si collega al mezzo elettronico utilizzato dal cyberbullo. Quindi se un tempo il bullismo tradizionale terminava con la fine della giornata scolastica, il cyberbullismo può intensificarsi dopo le lezioni.

Purtroppo il cyberbullismo, per la sua facilità di espansione, può diventare un fenomeno di massa.

Per comprendere pienamente il bullismo è necessario esaminarlo quanto meno partendo da una triplice prospettiva: famiglia, scuola e società.

Famiglia, perché con il passaggio dalla famiglia patriarcale a quella nucleare sono variate notevolmente anche le dinamiche interne ad essa, soprattutto per quanto concerne le attività di “care”. I genitori sono abbondantemente assorbiti dal lavoro e i ragazzi rimangono spesso e volentieri a casa da soli o a oziare in giro tutto il pomeriggio. Il rapporto stesso tra genitori e figli è mutato, diventando di tipo contrattualistico, dove i genitori si sentono continuamente tenuti a giustificare le loro scelte nei confronti del giovane, che accetta o meno quello che gli viene proposto in un rapporto egualitario.

Dunque sarebbe estremamente importante che la famiglia ripristinasse il suo ruolo contenitivo, di trasmissione valoriale forte nei confronti dei giovani. La famiglia dovrebbe rappresentare una “base sicura” dalla quale l’adolescente può e deve allontanarsi per meglio comprendere il mondo che lo circonda, avendo però sempre con sé la consapevolezza di poterci tornare quando vuole, carico di nuove esperienze ed emozioni che sa poi di poter condividere con la sua famiglia.

Anche la scuola, in quanto agenzia educativa primaria, ricopre un ruolo cardine nella formazione e nello sviluppo della personalità dell’adolescente. Purtroppo però anche il mondo della scuola sta attraversando un momento di crisi, gli insegnanti sono sempre più demotivati ed in difficoltà nella gestione di ragazzi sempre più vivaci e di difficile comprensione. I metodi più efficaci sono risultati quelli che utilizzano un approccio integrale ed esso, capace di coinvolgere l’intera comunità scolastica nell’applicazione di strategie coerenti.

Per avere successo, la strategia antibullismo deve svilupparsi in un contesto di valori condivisi tra insegnanti, studenti e famiglie, che permetta di neutralizzare il comportamento negativo e respingere eventuali atti di violenza.

 

Autrice Luana

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